Il riccio elegante

“… ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.”
All’inizio il libro è un po monotono, una sorta di saggio saccente, molto pieno di sé. L’ho considerato verboso e pedante… ad un certo punto l’ho lasciato per leggere “L’uragano”, di cui vi parlerò più avanti.
Per fortuna ha dei capitoli brevi, ma con frasi lunghe e irte di virgole, confesso che questo mi ha consolata, anch’io abuso delle virgole, ma io sono un ignorante!
Il libro è molto complesso e mi svela molti altri particolari man mano che mi avvio alla fine della lettura. Le due protagoniste, alternate in un bel gioco di diario, hanno avuto ciascuna una traduttrice, vivono in incognito la propria condizione di superiorità mentale per distinguersi dall’alta borghesia che le circonda, diventando così a loro volta, delle altrettante snob ai miei occhi. Ma io sono testarda, non mi sono lasciata tentare dalla mia prima impressione…ho proseguito nella lettura, innamorandomi dei personaggi che l’autrice introduceva.
Anche Paloma la dodicenne saccente (qui devo aprire una parentesi per confessare che mi ricorda in certi passaggi, l’adolescente che sono stata, introversa e scontenta del mondo che mi circondava), si redime in questo struggente finale.

“Stasera, ripensandoci, con il cuore e lo stomaco in subbuglio, mi dico che forse in fondo la vita è così: molta disperazione, ma anche qualche istante di bellezza dove il tempo non è più lo stesso. E’ come se le note musicali creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai.
Sì, è proprio così, un sempre nel mai.
Non preocuparti, Rennée, non mi suiciderò e non darò più fuoco a un bel niente.
Perchè d’ora in poi, per te, andrò alla ricerca dei sempre nei mai.
La bellezza, qui, in questo mondo.”
Muriel Barbery – L’eleganza del riccio

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