Un lui e una lei, un racconto ambientato a Trieste

Gretta

Questo tenero, seppur simpatico racconto, l’ha scritto una persona che non conosco, ma che presumo molto sensibile. Volevo farvi conoscere una delle sue storie. La foto raffigura il rione di Gretta e il golfo di Trieste, dalle colline triestine.

”GRETA, dedicato a chi sa sognare
Sembrava proprio un allineamento dei pianeti: una serie di coincidenze tanto precise ed univoche che non potevano avere che per finale…
Mi chiamo Armando. Ho 46 anni. Ogni mattina, da qualche settimana, prendo la linea 42 per andare al lavoro. Passa alla mia fermata alle 7.42 in punto.
Mi siedo sempre allo stesso posto. Tre fermate dopo, ogni mattina, sale “Lei”, Greta. Non so come si chiami, per me si chiama cosi’. Bellissima, sguardo magnetico in ogni momento, quei capelli a caschetto, quell’incidere elegante… Perchè ha un fascino immortale, d’altri tempi si direbbe, come Greta Garbo, e perchè sale sul “nostro” autobus dal rione di Gretta, per me non poteva che chiamarsi cosi’. Dovrebbe avere sui 23 anni (coincidenza? No, non si dice la dolce metà?), non so perchè salga, che lavoro faccia.
Dentro di me sento un tuffo al cuore, perchè anche oggi, come ogni giorno dal lunedì al venerdì, si è seduta di fronte a me.
il faro
Mi chiamo Sara. Ho 23 anni, vivo in un rione popolare.
Una vita normale, senza grandi problemi, senza grandi emozioni.
Da due anni prendo la 42 per andare a lavorare. Pochi passeggeri, le solite facce: muratori slavi che vanno in qualche cantiere in periferia, le donne di servizio che scendono nelle ville di Strada del Friuli, Contovello.
Da quarantadue giorni però sull’autobus c’è…lui, il mio Piccolo.
Cosi’ l’ho battezzato. E’ il piu’ elegante che abbia mai preso questo autobus la mattina. Quasi quasi come anni potrebbe essere mio padre, ma mi intriga.
Mi piace il suo fisico, mi fanno sorridere le lotte dei suoi occhi contro il sole, mentre con quell’aspetto di appena svegliato si mette a guardare dall’alto la nostra città.
Il mio Piccolo, perchè dal momento che salgo lo trovo intento a leggere il quotidiano locale. Ama e odia questa città, questo Paese. Lo so da come legge le notizie, che io ho già visto la mattina a casa, a colazione, dalla copia portata da mio padre.
Lo vedo da piccoli scatti, reazioni impercettibili, di quanto si appassioni, indigni, preoccupi, gioisca per le notizie lette. “Libertà è partecipazione”, cantava il grande signor G., e da come reagisce a certi titoli io so che lui, politicamente, la pensa come me.
Adoro il suo viso, mi piace iniziare la giornata osservandolo, lo so già che la prossima curva ripiegherà il giornale di scatto: da qui si vede il mare, il giorno nuovo, la città. Ogni giorno uno spettacolo diverso, mozzafiato. La politica, le beghe locali e nazionali, cronaca, economia…. no, questo è spettacolo, tutto il resto per noi due sono cose e uomini piccoli.
Laura e Aristide. Piccolo e Greta. Tutti e due, ogni giorno, hanno un Fido che gli aspetta.
Laura lavora come dipendente in una struttura di agility, un terreno carsico dove le portano cani da istruire, far giocare.
cane
Armando, Responsabile Prestiti di una filiale di Banca di periferia.
Bello iniziare la mia giornata grigia, routinaria, osservando cio’ che è bello. Ti guardo, Greta,cercando di non farlo notare. Seguo le tue labbra, i tuoi sguardi. Senza conoscerti, mi piace il tuo esser solare. Io lotto per stare sveglio, tu già canticchi, ti lasci trasportare dalla musica del tuo walk.man, vai incontro cantando al giro di giostra quotidiano.
Non voglio, non posso ora programmarmi la giornata, pensare al budget, agli appuntamenti, all’ufficio… Che tristezza la banca, questa ricca povertà, questo deglutire giorno per giorno qualcosa che ti faccia diventare quello che non sei.

il seguito nel prossimo post.

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