Un lui e una lei… il seguito.

Armando: Rinuncerei a questo stipendio, mi piacerebbe lavorare in mezzo alla natura, qualcosa di manuale, mi piacerebbe lavorare tra le bestie che si rendono conto di essere bestie.
il faro
“E’ un emergenza d’amore..” Piccolo , neanche mi guardi. Scelgo apposta le canzoni, sussurrandole piano piano. Guardo anche oggi cercando una tua reazione ma…
Che classe hai nel vestire… chissà cosa fai. Non ho mai dato importanza ai soldi nella vita ma se non altro per non sentire più i miei chiedersi quando mi sistemo, mi piacerebbe avere un posto di lavoro vero.
Mi piacerebbe girare, comperare qualcosa, progettare la vita senza pensare quanti giorni mancano a fine mese.
Con te Piccolo una donna può andare la domenica a vedere le montagne, la neve, con te potrei passare un fine settimana alle Terme e coccolarmi, volermi bene.
Un figlio (che scema, non ci siamo mai detti nemmeno un ciao e già penso ad un figlio!), un figlio del Piccolo ha un futuro.
lei e la bora
Cinque minuti. Fra cinque minuti sono in quell’ufficio grigio. Ora ho davanti il mare, il sole, Trieste e soprattutto Greta. Non scenderei mai, ho ancora sete di guardarla e lei non mi nota neanche.
Mi è sembrato un attimo osservasse la giacca… mannaggia! Baldo! Non c’è giorno che, avvicinandomi alla porta di casa, non mi salti addosso a chiedere ulteriori coccole il mio adoratissimo gatto bianco, e non vada a lavorare con questi peli addosso.
Baldo, sette anni, ogni anno per le bestie ho letto da qualche parte che vale sette.
E fanno quaranta e… Tutto combina, tutto riparte di nuovo nell’anno che ho visto per la prima volta Lei.
Gatti (2)
Squilla il cellulare…
“Pronto, cuore! Ciao, buona giornata. … si, tranquilla, stasera c’è il concerto, me lo ricordo, si…. ceniamo fuori? Cucciola, fra dieci ore ti riabbraccio….”
Dopo questa telefonata, alle 7.42 di ogni mattina, Piccolo non si è mai piu’ seduto su quella sedia d’autobus. Anche Sara ha cambiato posto, sedia dietro il conducente, di lei tutti vedono solo la nuca. Finiti gli sguardi, i pensieri, i programmi futuri..
Armando e Sara hanno da tempo un compagno ed una compagna splendidi, vivono una vita di coppia felice. Sentono di aver trovato la persona giusta, la storia forte, della vita.
Mai tradirebbero chi li ama, belli come sono mai si sono concessi una scappatella.
Appagati d’amore come sono, non sentono il bisogno di cercare altro.
Solamente in quei venti minuti d’autobus prende loro una leggera malinconia.
Piccolo e Greta erano per entrambi figure di un gioco, perché non puo’ esserci una vita , una relazione di coppia, l’eros senza giochi, sogni, pensieri strani, non si può guardare il cielo senza fantasticare.
L’amore è tornare ogni sera da chi si ama non per abitudine, o perché si condivide un tetto, un figlio ma perché si è scelto ogni giorno, tra tante persone belle, misteriose, divertenti incontrate che quella persona, per chi torna, è unica.
Maledetti telefonini, stanno togliendoci la poesia”. L’antefatto

Non c’entra niente col soprastante racconto, di cui non conosco il nome dell’autore, ma siccome ho appena terminato di leggere “Il vento nero dell’est” l’ultimo romanzo thriller di Mara Bomben, ambientato a Trieste, vorrei esprimere il mio entusiasmo e miei complimenti per il libro, un cui ho trovato delle descrizioni azzeccate e coinvolgenti dei personaggi… mi pareva di vederli agire. E ho adorato il finale! I miei complimenti a Furio Bomben – di cui mi sono appropriata di un paio delle sue illustrazioni – per aver dato volto ai personaggi e presentato in quel suo modo così piacevole quei bei angolini di Trieste.

il vento nero dell'est

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