Cani e company

Joy bel

Ecco un tipico caso che ci riporta alla realtà: i cani non hanno bisogno dell’addestratore per imparare a muoversi educatamente.

Questo articolo intende spiegare cosa avvenga nella mente e nel campo sociale di un cane.

Chicco è un cane si muove nella città usando – da solo – i mezzi pubblici. Non c’è collare, non c’è guinzaglio. La sua proprietaria gli ha insegnato a muoversi perfettamente, attraversando sulle strisce pedonali e aspettando il verde del semaforo pedonale. Poi lui si è ulteriormente evoluto ed ha cominciato a prendere da solo il battello, senza che neanche la proprietaria ne fosse a conoscenza.

La corretta relazione col cane e il falso mito del capobranco

Ma come è successo? Come è possibile che una cane impari a fare tutto questo? E il capobranco che fine ha fatto? Sì, quella figura che si deve imporre per sottomettere il cane al proprio volere… Di regola un cane così indipendente, secondo la vecchia scuola dei metodi coercitivi e del capobranco, esprime la sua dominanza allontanandosi senza permesso ed manifestando una così alta indipendenza.

La storia di Chicco fa più pensare ad un legame paritetico, esattamente come quello che oggi l’etologia cognitiva e scienziati come Temple Grandin, asseriscono essere il più vicino ai bisogni del cane.

La più stupida affermazione in tal senso è che i cani devono essere trattati con la legge del branco, come farebbero i lupi tra loro. Ma questa affermazione non tiene conto del fatto che il cane non solo non è un lupo, ma ha subito una pressione selettiva così forte che lo ha allontanato così tanto dal suo progenitore da modificarne le motivazioni, i bisogni e le capacità cognitive. Fonte web
TS mare

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