La storia del pappagallino

Improvvisamente mi sovviene un ricordo d’infanzia passata in quel caldo paese di cui tante volte parlai.
Nei pomeriggi infuocati d’estate tutti facevano la “siesta”. Il più delle volte mi annoiavo, allora m’inventavo sempre qualcosa per passare il tempo. Indimenticabile fu il mio primo e unico tentativo d’ammaestramento, di uno dei pappagallini, della proprietaria della fattoria in cui all’epoca abitavo. Memore delle beccate precedentemente prese, m’infilai i guantoni da lavoro di mio padre e mi procurai un filo lungo e resistente.
Mentre tutti erano a letto per il pisolino pomeridiano, aprii la gabbia dei pappagallini e, fra lo svolazzare generale, riuscii a prenderne uno. Con la sinistra lo tenevo e con la destra ficcai la zampina nel cappio, tirai e aprii la mano. La povera bestiola volò via spaventata in giro per la veranda con il filo penzoloni, purtroppo mi sfuggì lo spago con cui gli legai la zampina.
Il pappagallino prese il  volo  verso la libertà. Mi misi a piangere pensando alle sgridate che mi avrebbero inflitto!  Guardando fuori  vidi l’animaletto  aggrappato alla grata della finestra della capanna degli attrezzi. Sciocco, cerca la gabbia, pensai. Allora corsi in cortile: era ancora lì, raggiunsi il filo e lo tenni stretto tra le dita, e poi come un aquilone, lo riportai in gabbia.
A volte i bimbi sono crudeli, non pensano che gli animali possano provare paura e dolore.

 

Annunci