Parole di carta

Cavalli bianchi

Parole di carta

Vulnerabile alle parole di carta sono sempre stata
ricordo di me, piccina, con dei libri in mano
leggere, si, tanto, sempre.
Ma descrivere le mie sensazioni no,
non n’ero capace.
La solitudine, in cui mi sono
in questi ultimi anni avviluppata,
ha reso le mie intuizioni, prima in embrione,
palpitanti di vita.
Riportando a galla delle sopite sensazioni,
incommensurabili emozioni mai espresse prima,
risvegliate dal sonno dell’oblio esistenziale.
Ora sono qui, per srotolare il filo
della mia memoria stagnante
scudisciare i ricordi e farli galoppare,
impavidi cavalli bianchi
nelle brumose paludi delle mie lacune.
(Un mio scritto datato 2 giugno 2006)
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